Il Regno Unito vieterà dal 2040 la vendita di auto a diesel e benzina.

Il Regno Unito vieterà dal 2040 la vendita di auto a diesel e benzina.

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Il Regno Unito vuole vietare dal 2040 la vendita di auto e furgoni a benzina e a diesel.

Il divieto fa parte di una strategia del paese per ridurre l’inquinamento.

Ogni anno, i cittadini britannici subiscono danni alla salute per la scarsa qualità dell’aria pari a oltre 2,5 miliardi di sterline.

Il portavoce di Downing Street ha detto che l’intervento sarà ufficializzato a fine luglio. Il Regno Unito così si accoda alla Francia, che aveva già annunciato di voler vietare la vendita di auto a benzina e a diesel entro il 2040, per rispettare l’accordo sul clima di Parigi.

Le “clean air zones” e la “T-charge”

La scelta del Governo deriva dallo studio dell’impatto inquinante dei veicoli a benzina e petrolio sulla qualità dell’aria. Secondo le autorità inglesi gli agenti inquinanti immessi nell’atmosfera da questi veicoli sono la causa della più importante minaccia alla salute pubblica britannica.

Per questo, innanzitutto, è al vaglio un programma di tassazione per gli ingressi in alcune “Clean air zones” (Caz) che, secondo l’opinione comune, dovrebbe ricalcare la “T-charge” in vigore a Londra: 10 sterline da far pagare agli oltre 10mila veicoli più vecchi e inquinanti in circolazione in città.

Tuttavia questa è considerata una soluzione estrema. La bozza del progetto per sanare la situazione relativa all’inquinamento atmosferico, presentata dal Governo May, ha poche proposte concrete e non specifica adeguatamente le prossime “aree pulite”, ad esempio, né dove la tassa avrebbe effetto o su quali veicoli, scaricando tutta la responsabilità sulle autorità locali.

Le misure di breve periodo e i rischi per la salute

L’alto rischio costituito dall’inquinamento ambientale ha spinto il Governo a stanziare nuovi fondi per accelerare lo sviluppo di piani locali, come parte di un programma da 3 miliardi di sterline (circa 3,35 miliardi di euro) per ripulire l’atmosfera delle nostre strade.

Secondo quanto riporta il “Guardian”, il piano del Governo inglese è articolato in misure, più urgenti, di breve periodo e altre spalmate sul lungo periodo. Questi provvedimenti prenderanno in considerazione cambiamenti per i mezzi pubblici, rottamazione mirata, semafori e sensi unici, tutte riforme da portare a termine entro la fine del 2018.

Nel programma sono inclusi anche fondi per bus a zero emissioni, 1,2 miliardi di sterline (circa 1,34 miliardi di euro) per piste ciclabili e marciapiedi, e 1 milione di sterline (circa 1,11 milioni di euro) per ripulire l’aria delle strade. Una strategia resa necessaria dopo una divulgazione del Royal college of physicians, secondo la quale oltre 40mila morti premature in Gran Bretagna sono da collegare all’inquinamento, 9mila solo a Londra.

Facebook e il mondo Automotive

Facebook e il mondo Automotive

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Che il settore dell’auto abbia imparato a sfruttare i social network per aumentare le vendite non è una novità (anche se, secondo un report dell’americana Netsertive, solo il 10% dei concessionari è presente con i propri annunci su Facebok), e non è una novità nemmeno che diverse startup, prima fra tutte l’italiana Hurry!, ne abbiano approfittato portando sul social i propri servizi automotive e un offerta di vendite di auto direttamente online.

Facebook, da parte sua, non è certo rimasto a guardare, e ha implementato diversi servizi pensati per il settore automotive con il chiaro intento di far sì “che gli acquirenti del settore passino dalla valutazione all’acquisto e molto altro, accelerando ogni fase del ciclo”.

E se già i grandi produttori, fiutando l’affare, stanno iniziando a proporre auto “Facebook-ready” (è il caso di Citroën, con la nuova C3 dotata di una videocamera montata sul cruscotto per condividere video e foto mentre si viaggia), il social di Zuckerberg punta a una cooperazione ancora più stretta con l’industria dell’auto, considerandola un’opportunità di crescita per entrambe le parti in causa.

Christoph Stadeler, capo della strategia automotive di Facebook (e già il fatto che il social abbia un capo della strategia automotive dovrebbe dire qualcosa) ha detto chiaramente alla conferenza Frost & Sullivan’s Intelligent Mobility 2017, tenutasi a Londra, che il colosso di Menlo Park è in grado di sostenere il mondo dell’auto in diversi modi che non siano solo il mero marketing digitale. “La nostra azienda e le vostre – ha spiegato secondo quanto riporta Just Auto – sono società di ingegnerie, ed entrambi siamo leader in innovazione. Inoltre, abbiamo all’incirca la stessa missione: la nostra è quella di rendere il mondo un posto più piccolo (“Bringing the World Closer Together” è stato il titolo del discorso di Zuckerberg al primo Facebook Community Summit di giugno, ndr), e se torniamo indietro di un centinaio di anni questo è esattamente ciò che la vostra industria ha consentito all’umanità. Voi avete accorciato le distanze e riunito le persone, consentendo loro di connettersi e di fare meglio comunità”.

Secondo Stadeler sono diversi gli ambiti in cui una collaborazione tra i due mondi, quello dei social e quello dell’auto, potrebbero portare benefici. Ad esempio l’intelligenza artificiale: “Noi siamo uno dei leader in questo campo, in particolare nel riconoscimento di immagini e di video. Lo siamo perché vogliamo dare il miglior servizio possibile ai nostri 2 miliardi di utenti, assicurandoci che ognuno riceva il contenuto adatto. E lo facciamo attraverso sistemi di intelligenza artificiale che sono fondamentali per il nostro business. Ma lo saranno anche per il vostro nei prossimi 10 anni, quando avrete sulle strade i vostri veicoli a guida autonoma”. E anche per quanto riguarda la realtà virtuale, ha sottolineato il capo della strategia automotive di Facebook, potrebbe aprire “molte possibilità, consentendo ad esempio agli ingegneri della catena di distribuzione di lavorare insieme anche senza essere nello stesso posto. E noi, come partner tecnologici, possiamo dare un valore aggiunto al vostro business”.

Facebook però guarda anche oltre, spiegando che in questo momento “si parla molto dei display digitali delle auto”, ma poco di ciò per cui possono essere utilizzati. E assicura che “nessuno vuol essere connesso a un’auto: la gente vuole essere connessa al guidatore o ai passeggeri. È su questo che il consumatore prende decisioni e spende soldi”. E ricorda come negli anni Settanta le compagnie aeree dotavano i loro velivoli di un grande schermo in modo che tutti potessero guardare lo stesso film durante il volo. Ma, avverte, “questo non è il futuro, questi sono gli anni Settanta. Il futuro è il BYOD (bring your own device, porta il tuo dispositivo, ndr), e per questo bisogna essere in grado di fornire a ognuno il giusto accesso e il giusto contenuto. Bisogna iniziare a pensare a soluzioni mobile-first, invece che car-first”.