La 500 non è una macchina, ma «la» macchina.

Quella, per intenderci, che ha scarrozzato su e giù per l’Italia un popolo intero; quella dentro la quale abbiamo parlato e litigato, abbiamo pianto e riso, e abbiamo anche amato, tra i sedili troppi vicini, la leva del cambio che era sempre un disturbo e gli spifferi d’aria che filtravano dai finestrini. La Cinquecento non è soltanto una carrozzeria a forma di uovo appoggiata su quattro ruote. No, è un pezzo di vita che ci appartiene come ci appartengono i ricordi.

La Storia

Sono gli anni del miracolo economico, così li ha battezzati il Financial Times: l’Italia, da nazione prevalentemente agricola, si sta trasformando in un Paese industriale. E’ vero che le differenze sociali sono ancora molto forti, è vero che ci sono intere zone d’Italia che il «miracolo» non l’hanno proprio visto, è vero che per guadagnare uno stipendio molti uomini si sono dovuti spostare dal sud al nord, dando origine a quel fenomeno di immigrazione interna che proseguirà anche nel decennio successivo, ma perlomeno adesso si respira un’aria nuova.

E’ il Paese di «Lascia o Raddoppia?», delle grandi adunate davanti ai televisori dei bar, il giovedì sera, quando si officia il rito laico di Mike Bongiorno. E’ il Paese che, uscito a pezzi dalla guerra, perennemente dilaniato da lotte politiche che assomigliano a battaglie da pollaio, si ritrova orgogliosamente unito nello sport. Tutti gli italiani esultano quando il cavallo Ribot vince a Parigi l’Arc de Triomphe (1956), tutti gioiscono alle imprese di Ercole Baldini, il Treno di Forlì, che pedala come un forsennato e conquista l’oro olimpico a Melbourne, tutti tifano Fiorentina, il 30 maggio 1957, quando la Viola affronta il Real Madrid nella finale di Coppa Campioni. La sconfitta non è un dramma: anche il calcio, in Italia, sta rinascendo.

Il Sogno

Le case degli italiani si stanno riempiendo di lavatrici, frigoriferi, televisori. Il consumismo, importato dagli Stati Uniti che lo hanno alimentato con il Piano Marshall, muove i primi, decisivi passi. Possedere un elettrodomestico, più ancora che avere una laurea, è sinonimo di elevazione sociale. Figurarsi se uno ha un’automobile… La Nuova 500, poi… E’ il sogno di tutti, ma non tutti possono permettersi di sognare. Costa 465 mila lire, l’equivalente di tredici volte lo stipendio di un operaio specializzato. Bella, piccola, spartana. Anzi: essenziale. Nel senso che il grande Henry Ford, uno che di macchine se ne intendeva, dava dell’essenzialità: «In un’automobile tutto quello che non c’è non si può rompere…». Nella Nuova 500 c’è quello che basta.

Il resto ce lo mettono gl’italiani con le loro speranze, i loro desideri, i loro progetti, le loro idee. Si ascoltano ancora le canzoni di Carla Boni, Claudio Villa e Gino Latilla, ma lo sguardo si allunga oltre l’oceano, da dove arrivano le note e il ritmo di Elvis Presley e di Jerry Lee Lewis. La Nuova 500 fa viaggiare i padri e le madri che s’incantano davanti alle melodie italiane, ma anche i figli, che sulla panchetta posteriore, dove dovrebbero essere sistemati i bagagli, cominciano a dimenarsi e a muovere le gambe e il bacino.

La Filosofia 

È un’Italia che vuole correre, quella che apre la portiera e s’infila dentro la Nuova 500. E, soprattutto, è un’Italia che rialza la testa. La lira, nel 1960, riceve l’oscar come moneta più solida di tutto l’occidente. Il Paese è in marcia e poco importa che il periodo della contestazione e delle rivendicazioni sociali sia dietro l’angolo. Intanto si va, ci si muove, si ride, si scherza e la vita scorre apparentemente serena. I modelli della Nuova 500 si susseguono: cambia un dettaglio, un particolare, ma non la filosofia. Resta la macchina del popolo, quella che tutti possono acquistare (almeno in teoria), quella che diventa, con il passare degli anni, uno status symbol. L’Italia non si divide tra chi la possiede e chi no, ma tra chi la possiede e chi la vorrebbe. Avere una Nuova 500, esempio di improvviso benessere, può essere l’obiettivo di una vita intera.