La Commissione Europea il 18 maggio scorso ha pubblicato un fondamentale documento sulla tassazione delle aziende nel 21° secolo:https://ec.europa.eu/taxation_customs/communication-business-taxation-21st-century_en

Contesto

Il documento Communication on Business Taxation for the 21st Century, per ora disponibile solo in inglese, parte da un attuale contesto (Sezione 1.1. Context) ove il Coronavirus ha provocato la più drastica crisi economica della storia della UE, “con profondi  impatti  sociali e un aumento delle disuguaglianze”.

La pandemia “si è scontrata con un retroterra di tendenze globali in corso quali invecchiamento della popolazione, cambio climatico, degrado ambientale, globalizzazione e trasformazione del mercato del lavoro”. La digitalizzazione in tutti i settori (acquisti consumer e business, interazioni on line) è stata accelerata dalla contingenza pandemica.

Il problema principale inoltre è la consapevolezza comune che l’attuale sistema tributario sia obsoleto: la digitalizzazione dell’economia e l’assenza di presenza fisica nello stato in cui l’azienda svolge business hanno reso le regole attuali inadatte.

In un contesto critico e sfuggente alle regole di tassazione nazionali la UE necessita di un nuovo sistema di tassazione.

Agenda di Tax Policy europea

Si pone quindi l’esigenza di un “Agenda di Tax Policy europea”, che deve prevedere la facilitazione di “una crescita equa e sostenibile” attraverso un sistema tributario che faciliti la transizione ecologica, che a livello nazionale significherà tassare “l’impatto sociale ed ambientale delle aziende”.

“Il tax mix europeo verso la strada del 2050”: gli attuali stati membri basano la tassazione per la più parte sulle tasse sul lavoro che forniscono più del 50% degli introiti dei 27. Tasse quali quelle ambientali (6%), tasse di proprietà (5%) o le imposte sul reddito delle società (7%) contribuiscono in “modo relativamente modesto”.

Elementi quali la diffusione del lavoro “non-standard” ed il progressivo invecchiamento della popolazione potranno ridurre la capacità di ottenere le stesse entrate attuali nel futuro.

E’ necessario quindi “ridurre l’elevato fardello delle tasse sul lavoro per favorire la competitività, le assunzioni e la creazione di lavoro post-crisi.”

La compensazione della riduzione delle tasse sul lavoro deve avvenire con un incremento delle tasse sugli impatti ambientali e sull’impatto sulla salute (alcool, tabacco).

Il tax mix futuro inoltre “richiederà una tassazione equa ed efficace dei redditi da capitale, sia delle persone fisiche che delle società”. Che in parte servirà anche a compensare i rimborsi per il NextGenerationUE. Ad esempio tra le misure proposte una revisione della tassazione sui beni e servizi che hanno un  contenuto di carbonio, importati  dai paesi terzi che non dispongono di politiche climatiche altrettanto ambiziose di quelle UE.

Riforma della tassazione delle imprese multinazionali

Discussioni globali in atto: su indicazione del  G20, l’OCSE sta lavorando a una soluzione basata sul consenso globale per riformare il quadro internazionale della tassazione delle società. Le discussioni si concentrano su due grandi flussi di lavoro:

il primo pilastro (riassegnazione parziale dei diritti di tassazione) e il secondo pilastro (tassazione minima effettiva degli utili delle multinazionali).

I due pilastri mirano ad affrontare questioni diverse ma correlate legate alla crescente globalizzazione e digitalizzazione dell’economia.

Il primo pilastro mira alla riallocazione dei profitti globali delle multinazionali entro le giurisdizioni ove i gruppi societari hanno clienti o utilizzatori.

Il secondo pilastro “porrà un limite all’eccessiva concorrenza fiscale garantendo che le imprese multinazionali siano soggette a un certo livello minimo di tassazione su tutti i loro profitti ogni anno”.

Nella pratica uno degli aspetti fondamentali sarà “la lotta contro l’uso abusivo di società di comodo – ovvero società con una presenza sostanziale assente o minima e un’attività economica reale – attraverso nuove iniziative legislative per neutralizzare l’uso improprio delle entità di comodo a fini fiscali.”

Facilitare gli investimenti produttivi e l’iniziativa d’impresa

Parallelamente sono previste iniziative per aiutare in modo efficace le SME (piccole e medie imprese): “l’attuale quadro fiscale  consente una detrazione fiscale degli interessi sul debito, tuttavia esiste una persistente distorsione a favore del debito delle norme fiscali. Ciò significa che un’azienda può detrarre gli interessi collegati a un debito di finanziamento  ma non i costi relativi a un finanziamento azionario, come il pagamento di dividendi, incentivandola così a finanziare investimenti tramite debito piuttosto che tramite finanziamento azionario. Ciò può contribuire a un accumulo eccessivo di debiti, con possibili effetti di ricaduta negativi per l’UE nel suo insieme, qualora alcuni paesi dovessero affrontare forti ondate di insolvenza. La polarizzazione del debito penalizza anche il finanziamento dell’innovazione attraverso le azioni. La questione è diventata più pressante, poiché lo stock di debiti delle aziende è aumentato in modo significativo a causa della crisi economica seguita alla pandemia COVID-19. La Commissione presenterà quindi una proposta per affrontare la distorsione relativa al finanziamento azionario  del debito nella tassazione delle società, attraverso un sistema di indennità per il finanziamento tramite azioni, contribuendo così al riequilibrio delle società finanziariamente vulnerabili. La proposta includerà misure anti-abuso per garantire che non venga utilizzato per scopi inappropriati.”

La Commissione quindi proporrà un nuovo schema di tassazione per le imprese europee, il BEFIT “Business in Europe: Framework for Income Taxation”, che “sarà un unico regolamento sulle imposte societarie nell’UE, basato sulle caratteristiche chiave di una base imponibile comune e sulla ripartizione degli utili tra gli Stati membri sulla base di una formula (ripartizione formale).

Il BEFIT consoliderà i profitti dei membri UE di un gruppo multinazionale in un’unica base imponibile, che sarà poi assegnata agli Stati membri utilizzando una formula, da tassare in base alle  aliquote nazionali dell’imposta sul reddito delle società, sulla base di modelli già presenti in alcuni stati federali quali USA, Canada e Svizzera.

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